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In moto in Sardegna: spiagge raggiungibili solo su due ruote e il fascino della solitudine

Clara Bellisariodi Clara Bellisario· 26/08/2026 16:38
In moto in Sardegna: spiagge raggiungibili solo su due ruote e il fascino della solitudine

Ci sono giorni in cui l’isola sembra respirare insieme al tuo motore: il vento di maestrale pulisce l’aria, la strada serpeggia tra macchia e granite rosa, e sai che, con un po’ di pazienza, dietro la prossima curva ti aspetta una baia silenziosa. Non è un miraggio: è ciò che succede quando scegli le due ruote per cercare calette lontane dalle folle, lasciando che la solitudine diventi una compagna di viaggio, non un’assenza.

Perché su due ruote arrivi dove l’auto si ferma

La moto è come una chiave piccola per una serratura complicata: passa là dove l’auto si arrende a corsie strette, parcheggi minuscoli, sterrati autorizzati che spaventano i paraurti. Non serve fare l’endurista duro e puro: basta prudenza e la capacità di “leggere” pietre, canalette e ghiaia.

Il trucco è semplice: scegli strade panoramiche principali, poi imbocca bretelle secondarie che portano ai parcheggi più vicini ai sentieri. In estate, quando la fila di auto si ferma ai varchi, la moto scivola leggera, sempre restando nella legalità. Ricorda: le spiagge non sono piste. Si parcheggia dove consentito e si procede a piedi. Funziona come quando entri in una casa altrui: ti fermi sull’uscio, non in salotto con gli stivali sporchi.

Ogliastra selvaggia: calette tra Baunei e Dorgali

Qui la roccia cade a picco su un mare latte e menta, e le strade sembrano disegnate da un pilota. La base ideale è tra Baunei e Cala Gonone. Porti la moto quanto più vicino possibile e poi cammini: è il compromesso intelligente per ottenere silenzio e acqua trasparente.

Cala Goloritzé è l’icona. Puoi arrivare in moto fino al parcheggio dell’altopiano, poi trekking su sentiero segnalato. L’accesso è contingentato: informati in anticipo, perché la tutela ambientale viene prima della voglia di tuffo. Il mare, arrivati giù, ripaga ogni goccia di sudore.

Per Cala Sisine si raggiunge il Golgo su asfalto, poi un tratto di sterrato autorizzato conduce verso i parcheggi di supporto: la moto, con gomme corrette e andatura dolce, si muove più serena di molte utilitarie. L’ultimo tratto resta una passeggiata, e va bene così.

Cala Luna la gusti partendo da Cala Fuili: la strada per Gonone è un nastro di curve scolpite. Parcheggi la moto al termine dell’asfalto e imbocchi il sentiero costiero. Qui la “solitudine” non è assenza di persone, ma ritmo diverso: vai quando gli altri rientrano, resta fino al tramonto, e capisci la differenza.

Costa del Sud: tra torri spagnole e asfalto a picco

Il tratto da Chia a Teulada è una scuola di guida dolce. L’asfalto lambisce insenature dai nomi celebri e parcheggi che in piena stagione si saturano presto. In sella, però, trovi spazi legali dove fermarti senza stress: un vantaggio di centimetri, non di arroganza.

Le calette attorno a Tuerredda e Capo Spartivento sono belle quanto fragili. I parcheggi hanno capienza limitata e la sabbia è un’ossessione da proteggere. Arrivi, spegni, tolgi il casco: lasci la moto all’ombra se puoi, cinghia il casco con un cavo alla pedana e cammina. La spiaggia ringrazia, tu respiri.

Più a ovest, verso Piscinas, l’antica strada mineraria regala paesaggi lunari. Il fondo diventa spesso sterrato compattato: andatura da tartaruga, traiettorie morbide e niente guadi improvvisati. Le dune sono patrimonio: non “giocare” con la moto sulla sabbia, nemmeno per una foto. Restano ricordi migliori quando torni su asfalto che odora di mirto.

Nord-ovest minerario: scogliere, gallerie e silenzi

Tra Buggerru, Masua e Nebida il mare scolpisce archi e faraglioni, mentre la strada si insinua tra vecchi cantieri minerari. Cala Domestica è accessibile e sorprendente fuori stagione: in moto arrivi presto, parcheggi vicino, prendi il sentiero sulla scogliera e ti ritrovi a guardare il mare da un varco di pietra. A Masua la vista sul Pan di Zucchero fa venire voglia di spegnere la moto e ascoltare solo il vento.

Qui la solitudine ha un suono secco: quello delle onde sulle gallerie delle miniere. i parcheggi sono più ampi, ma la regola non cambia: fermati dove consentito, evita svolte su ghiaia con ruota anteriore frenata (classico errore) e ragiona come su un cordolo in pista: sguardo avanti, braccia leggere, gas rotondo.

Solitudine responsabile: quando andare, meteo e regole

L’isola dà il meglio tra fine maggio e giugno, poi da metà settembre a ottobre. L’acqua è tiepida, il traffico umano dimezzato. Anche in piena estate, però, scegli l’alba: parti con aria fresca, arrivi per primo, riparti quando arrivano gli ombrelloni. Sembra un trucco, è solo timing.

Occhio al maestrale: con raffiche oltre i 25-30 nodi l’aria diventa saponetta e la moto alleggerisce. Meglio spiagge riparate e soste lunghe. Dopo, una passata di acqua dolce su catena e cerchi toglie il sale: manutenzione veloce che salva cuscinetti e finiture.

Ricorda che molte calette rientrano in siti Rete Natura 2000: niente scorciatoie su dune, niente motori dove vedi corde e pali di protezione. Vale sempre il Codice della strada anche sugli sterrati comunali: cartelli, sbarre e divieti non sono “facoltativi”. Le multe sono salate, ma più pesante è l’impronta che lasci su un ambiente che ti ha appena regalato un momento perfetto.

Assetto e attrezzatura: quello che serve davvero

Qui parla la Clara che ha consumato guanti e stivali in pista e in sterrato leggero. Per sterrati facili, preferisco stivali touring con suola scolpita: cammini sul sentiero senza pattinare. Guanti ventilati con rinforzi su nocche e palmo: se scivoli a bassa velocità, non rovini la giornata. Paraschiena o giacca con protettori seri: fa caldo, ma la sicurezza pesa meno di quanto pensi quando serve.

Nello zaino: acqua (almeno 1,5 litri), una bandana bagnata per la nuca, crema solare, telo compatto. In sella: cavo antifurto per legare casco e giacca, coprisella riflettente (il sole sardo è un grill), borsella impermeabile per documenti. Spray catena travel e un paio di fascette risolvono metà dei piccoli guai. E le pressioni? Su sterrato compatto non serve esagerare: una lieve riduzione migliora il comfort, ma ricordati di riportare i valori corretti prima di riprendere velocità. È come sgonfiare un materassino per farlo entrare nell’armadio e poi dimenticarlo lì: al prossimo ospite non piacerà.

Orientarsi senza perdere tempo

Scarica le mappe offline prima di partire: quando il segnale balla, il GPS trova comunque la strada. Crea waypoints per “parcheggio, fontanella, sentiero”: ti eviti giri a vuoto al rientro. Le tracce GPX sono liste della spesa: ti dicono cosa viene dopo, così la testa resta libera di godersi le curve.

Evita improvvisazioni su viottoli privati: se un cancello è chiuso, lo è per un motivo. Meglio allungare cinque minuti che ritrovarsi a fare inversione su pendenza e ghiaia, situazione che, come in staccata bagnata, richiede delicatezza che potresti non avere a fine giornata.

Infine, la sicurezza “da spiaggia”: non lasciare oggetti di valore sulle borse. Se viaggi in gruppo, nominate una “guardiana delle chiavi” mentre gli altri fotografano. Sembra una sciocchezza, ma è come tenere la visiera pulita: ti accorgi della differenza solo quando manca.

Quando torni sulla strada principale e senti il casco riempirsi di sale e vento, capisci perché questa ricerca di calette appartate vale il viaggio. La moto ti ha portato vicino, le tue gambe hanno fatto il resto. È un patto semplice: rispetto per i luoghi, leggerezza nei gesti. In cambio, l’isola ti presta per qualche ora la sua solitudine più bella.

Clara Bellisario
Clara Bellisario

Clara ha iniziato a girare in pista da giovane e ama il mondo delle sportive. Ha testato guanti, stivali e protezioni in diverse competizioni amatoriali, condividendo sempre le migliori scoperte dedicate alla sicurezza. Gestisce anche un piccolo gruppo di motocicliste.