Aprilia Tuareg 660: la verità dopo 2000 km tra offroad e autostrada

Dopo 2000 km misti, questa media adventure convince: è una vera dual sport. In autostrada tiene il passo del viaggio con consumi corretti. Sullo sterrato sorprende per trazione, luce a terra e sospensioni, con difetti circoscritti a protezione aerodinamica e sella dopo molte ore.
Da preparatore: motore elastico, rapporti un filo lunghi per i passaggi lenti, freni modulabili ma migliorabili con pastiglie più aggressive. Elettronica intuitiva, utile senza essere invadente.
Motore e trasmissione
Il bicilindrico parallelo da circa 80 CV spinge pulito dai 3000 giri e allunga fino alla zona alta senza strappi. La taratura è più corposa ai medi rispetto alle sorelle stradali: aiuta in mulattiera e nei sorpassi carichi.
In autostrada a 130 km/h il regime resta contenuto e le vibrazioni sono leggere, percepibili su pedane ma mai fastidiose. Nel tecnico lento si sente un primo rapporto non cortissimo: con pignone -1 la moto diventa più docile su pietraie e ripartenze in salita.
Ciclistica e sospensioni
Telaio rigido il giusto e sospensioni a lunga escursione (circa 240 mm) completamente regolabili. La forcella copia bene gli spigoli e tiene sostegno in frenata. Il mono lavora progressivo, con risposta coerente anche a pieno carico.
Su strada: inserimenti precisi, avantreno comunicativo e stabilità di marcia elevata. Fuoristrada: assetto neutro in piedi sulle pedane, bilanciamento centrato e reazioni leggibili. Con SAG correttamente impostato, l’avantreno rimane piantato anche su fango leggero.
Freni ed elettronica
L’impianto predilige modulabilità alla potenza secca: leva anteriore progressiva, posteriore ben dosabile sullo sterrato. Con pastiglie stradali sportive la prontezza migliora senza perdere tatto, ma su terra è consigliabile una mescola più morbida.
ABS e controllo di trazione lavorano in background e si regolano con immediatezza. La mappa Off-road consente la disattivazione del posteriore, mantenendo l’anteriore vigile: scelta sensata per sicurezza. Qui il richiamo a ABS è naturale; l’omologazione resta allineata ai limiti Euro 5.
Comfort, protezione e consumi
La protezione dall’aria è media. Il cupolino stock ripara il busto ma crea turbolenze sopra 1,80 m. Una prolunga o un parabrezza più alto risolve nei trasferimenti. Ottima ergonomia: sella stretta all’attacco del serbatoio, manubrio largo, pedane con buon grip.
Comfort sella: dopo 2 ore continuative si indurisce, soprattutto sul lato passeggero. Calore percepito minimo, anche in città. Consumi reali: 22–25 km/l nel misto; a 130 km/h costanti 19–20 km/l. Con serbatoio da circa 18 litri la percorrenza reale è tra 320 e 380 km.
Offroad: gomme, rapporti, trazione
Cerchi 21/18 tubeless: scelta corretta per impronta e robustezza. Con pneumatici 50/50 la moto gestisce sterrati veloci e sottobosco, assorbendo buche secche senza rimbalzi. Con tasselli veri cresce la fiducia in frenata su terra battuta.
Sulle salite tecniche, la trazione è il suo punto forte. La progressione del twin e la frizione modulabile aiutano a salire pulito. Se affrontate mulattiere lente, valutate pignone -1 e corona +2: abbassa l’andatura di passaggio e limita l’uso della frizione.
Autostrada e viaggi
Stabile, direzionalmente ferma anche con borse laterali morbide. Sorpassi senza indecisioni. Il cambio è preciso, la sesta allungata preserva consumi e rumorosità. Leggere vibrazioni sugli specchi oltre i 140 km/h, comunque accettabili.
Carico: il telaietto regge bene, ma per viaggi lunghi preferisco telaietti borsa dedicati per togliere stress ai fianchi del codino. Illuminazione convincente di notte, con un fascio ampio che non abbaglia.
Affidabilità e manutenzione
Dopo 2000 km zero spie, zero trafilaggi. La catena tiene il tiro; lubrificazione ogni 500–600 km e dopo pioggia. Filtri e presa d’aria: da controllare se frequentate polvere fine. Nessun allentamento critico, solo una vite paramotore che ho serrato a coppia.
Consiglio di verificare il serraggio mozzi dopo le prime uscite in fuoristrada e di registrare precarico in funzione del bagaglio. Olio e filtri seguano intervalli ufficiali; nel mio box preferisco anticipare il primo cambio per “spurgare” residui iniziali.
Accessori consigliati (da officina)
Paramani chiusi in alluminio: salvano leve e pompa in caduta da fermo. Piastra paramotore più estesa: protegge coppa e collettori. Reti radiatore a maglia fine: scudo contro sassi e insetti.
Per i freni, su strada: pastiglie sinterizzate a coefficiente medio-alto e tubi in treccia dove non presenti. Su terra: mescola organica anteriore per tatto, sinterizzata al posteriore per durata. Dischi wave solo se spingete forte su passi: altrimenti estetica più che sostanza.
Quanto costa gestirla
Pneumatici 50/50: 5–7 mila km in uso misto, meno con molto autostrada. Pastiglie anteriori: 10–12 mila km con guida fluida. Consumo catena nella norma per la cilindrata, con kit ben dimensionato.
Accessori indispensabili per viaggiare: parabrezza touring, piastra bauletto, sella comfort. Per chi fa off: paramani, piastra, protezioni carter e paracatena integrale.
Verdetto
È una media che fa davvero entrambe le cose. Viaggi autostradali senza affanno e sterrati con ritmo, grazie a motore pieno e sospensioni sincere. Protezione aerodinamica e rapporti migliorabili, ma la base tecnica è solida e onesta.
Se cercate un’unica moto per pendolarismo, weekend su passi e avventure oltre l’asfalto, qui c’è sostanza. E con due interventi mirati — rapporti e protezioni — diventa uno strumento affidabile e divertente per molte stagioni.

