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Gli errori più comuni scegliendo i coprimoto impermeabili: dura di più se eviti questi materiali

Niccolò Viganòdi Niccolò Viganò· 28/08/2026 09:49
Gli errori più comuni scegliendo i coprimoto impermeabili: dura di più se eviti questi materiali

Con le piogge improvvise dei prossimi mesi e molte moto parcheggiate all’aperto tra uffici e box condominiali, la domanda è concreta: quale coprimoto impermeabile scegliere, e perché tanti si sfaldano dopo una sola stagione? In questo servizio spieghiamo a chi usa la moto ogni giorno che cosa comprare, quando conviene spendere di più, dove guardare nelle schede tecniche e perché evitare certi materiali fa davvero la differenza nella durata.

Il punto di partenza è pragmatico: proteggere sella, serrature, cablaggi e strumentazione dall’acqua e dalla luce, senza trasformare la moto in una camera di condensa. Parliamo di coperture per uso urbano e turistico, adatte a scooter e tourer con cupolino e bauletto, in un contesto di vento, smog e sole forte. Chi sceglie bene oggi spende una volta e usa il telo per anni.

Perché alcuni coprimoto “cedono” in pochi mesi

Il nemico numero uno è l’irraggiamento: la Radiazione ultravioletta degrada rapidamente plastiche e spalmature economiche, specialmente sulle superfici più tese (sella e cupolino). Il secondo è lo stress meccanico: vibrazioni da vento e sfregamenti sugli spigoli consumano le fibre e aprono le cuciture.

Quando un telo fallisce, di solito accade per microfessurazioni della spalmatura interna o per la delaminazione dello strato impermeabile. A occhio nudo lo notate da chiazze appiccicose, odore forte di plastificante o aloni lucidi: segnali di materiale alla frutta. Un ulteriore acceleratore è il calore: scappamenti caldi o nereggiamento al sole fanno salire la temperatura e accorciano la vita del tessuto.

Materiali da evitare (e perché)

- PVC rigido di bassa qualità: tende a screpolare con il freddo, pesa molto e accumula calore. Spesso è poco flessibile, si “spacca” sulle pieghe e produce condensa all’interno.

- Polietilene o TNT da bricolage: i teli leggeri tipo imballaggio non hanno armatura tessile robusta e si strappano al primo colpo di vento. Impermeabili all’inizio, ma privi di stabilizzatori UV.

- Poliuretano monostrato ultra-sottile: la spalmatura PU economica sotto i 70–80 g/m² cede in fretta; le gocce entrano dalle microcrepe, soprattutto sulle cuciture non nastrate.

- “Oxford 210D” con semplice finitura acrilica: l’etichetta può sembrare tecnica, ma senza una vera spalmatura o laminazione impermeabile il tessuto si bagna e trasferisce umidità alla moto.

Un indizio utile è l’odore: se, appena aperto, il telo “puzza” di solvente e plastificante, spesso la formulazione è povera. Meglio diffidare di prodotti senza dati minimi su peso del tessuto, tipo di spalmatura e resistenza UV dichiarata.

I materiali che durano davvero

Per un uso quotidiano all’aperto, cercate un poliestere o nylon intrecciato con armatura 300D–600D, stabilizzato UV, con spalmatura in PU o TPU di buona grammatura o laminazione bicomponente. Questa struttura unisce robustezza meccanica e impermeabilità affidabile. La differenza la si vede dopo mesi: la mano resta elastica, le pieghe non diventano crepe e le cuciture tengono.

Lato trattamenti, meglio una DWR (idrorepellenza) PFC-free di qualità: l’acqua scivola senza saturare il tessuto, riducendo i tempi di asciugatura. Per i punti caldi attorno allo scarico, utili inserti resistenti al calore in tessuto aramidico o fibra di vetro con rivestimento in silicone: proteggono dal contatto accidentale a bassa velocità termica.

Sebbene i coprimoto non ricadano sempre in normative specifiche, come riferimento di progetto è sensato guardare agli standard dell’abbigliamento antipioggia, ad esempio la Norma EN 343: non è un marchio di conformità per i teli, ma offre una metrica su impermeabilità e traspirabilità che i produttori più seri cercano di avvicinare.

Dettagli costruttivi che fanno la differenza

- Cuciture nastrate: il filo trafora la spalmatura; senza nastro termosaldato l’acqua, prima o poi, entra.

- Bordo elastico e cinghia sottopancia: fissaggi centrali riducono l’effetto vela e lo sfregamento sugli spigoli della moto.

- Punti di rinforzo: doppio strato su specchietti, manubrio e bauletto previene l’usura da micro-movimenti.

- Prese d’aria coperte: limitano condensa e muffe, specialmente se la moto rientra bagnata.

- Stampe rifrangenti: visibilità notturna in strada e in cortile, un plus di sicurezza.

Preferite colori medi o chiari nelle zone esposte al sole: il nero totale scalda di più e accelera l’invecchiamento. Nei miei giri test in Valsassina e lungo i parcheggi ventosi sul lago, le versioni bicolore con pannelli più chiari sopra hanno retto meglio alle ondate di calore estive.

Errori d’uso e manutenzione che accorciano la vita

Non coprite la moto appena spenta: scarico e catalizzatore restano caldi a lungo. Aspettate qualche minuto o usate uno scudo termico dedicato. Tirare il telo come una pelle di tamburo è un altro errore: lasciate un minimo di gioco per assorbire il vento, altrimenti i punti di contatto si consumano presto.

Evitate detergenti aggressivi: bastano acqua tiepida e sapone neutro, poi risciacquo e asciugatura all’ombra. Idropulitrici ravvicinate e sole diretto dopo il lavaggio stressano spalmature e nastrature. Mai riporre il telo umido nel sacco: in 48 ore la muffa macchia e indebolisce le fibre.

Per la manutenzione, un re-impermeabilizzante spray PFC-free applicato ogni 3–6 mesi rinnova la DWR. Piccole lacerazioni si possono riparare con patch adesive in TPU o con nastro per teli tecnici, scaldando leggermente per una buona adesione.

Come leggere etichette e scegliere la taglia

Diffidate delle schede vaghe. Cercate: peso del tessuto (g/m² o denari), tipo di spalmatura/laminazione, nastratura dichiarata, trattamento DWR e indicazioni di stabilizzazione UV (ad esempio ore in xenon test). La colonna d’acqua, se riportata, è utile: sopra i 5.000 mm, per un coprimoto, è già un buon valore reale.

Sulla taglia, misurate lunghezza totale, altezza cupolino e profondità con bauletto. Meglio un telo che chiuda fin sotto i mozzi, ma senza strisciare a terra. Una cinghia centrale regolabile consente di adattare lo stesso modello a configurazioni differenti, dal commuting quotidiano al weekend con borsa morbida.

Sul prezzo, la fascia “giusta” per un prodotto durevole sta spesso a metà del listino: sotto una certa soglia i compromessi su tessuto e nastri sono inevitabili; l’alto di gamma porta rinforzi e accessori utili ma non sempre indispensabili. “Guardate più i dettagli tecnici che il marchio stampato: cuciture, grammatura e UV stabilizzati dicono la verità sulla durata” ci ricorda un responsabile prodotto di un’azienda europea del settore.

La checklist prima dell’acquisto

  • Tessuto 300D–600D stabilizzato UV, con spalmatura PU/TPU ben dichiarata.
  • Cuciture nastrate e rinforzi su punti di sfregamento.
  • Prese d’aria coperte e cinghia sottopancia regolabile.
  • Trattamento DWR PFC-free e indicazioni di test UV.
  • Taglia coerente con cupolino/bauletto e bordo elastico aderente.

Scelte informate e cura minima allungano la vita del coprimoto più di quanto si pensi. Con un occhio ai materiali giusti e ai dettagli funzionali, la moto resta asciutta e protetta stagione dopo stagione, anche quando il meteo cambia idea all’improvviso.

Niccolò Viganò
Niccolò Viganò

Niccolò è cresciuto tra i motoclub lecchesi e partecipa a giri su strada e piccoli eventi, appassionato di touring e gadget hi-tech. Ha esperienza nell'uso di navigatori GPS, action cam da casco e abbigliamento termico, che mette alla prova durante lunghi viaggi.